LATISANA

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Svelato il falso storico del Vino Vendrameno

Il prof. Vinicio Galasso, studioso delle nostre memorie storiche locali, in un articolo pubblicato recentemente su "Tiere Furlane", rivista edita dalla Regione Friuli Venezia Giulia, ha smontato quella che finora era riportata come una verità storica su diversi siti e pubblicazioni che in qualche modo trattavano dei vini e della coltivazione della vite sul nostro territorio in passato.

Finora si riportava infatti che la zona di produzione vinicola di Latisana era rinomata già nel XV secolo quando Bartolomeo, figlio del Doge Andrea Vendramin, istituì nel feudo di Latisana un reputatissimo allevamento di cavalli e diede impulso alle coltivazioni ed in particolare a quella della vite tanto che "il vino furlano della Tisana" si guadagnò "una buonissima reputatione presso la Serenissima". Si leggeva inoltre che il vino di Latisana veniva anche detto "Vino Vendrameno" dal nome appunto della famiglia patrizia dei Vendramin.

Come ricorda l'autore dell'articolo, Latisana fu in passato un porto fluviale molto attivo ma i commerci riguardarono principalmente il sale in epoca medioevale ed il legname durante il dominio della Serenissima ed anche se tra le altre merci che vi transitarono ci fu ovviamente anche il vino, tanto da assoggettarlo a specifici regole e dazi, nell'ampia documentazione nota ed edita relativa a quei traffici commerciali non si riscontra menzione di un vino chiamato "Vendrameno".

Il prof. Galasso nel suo articolo elenca una serie di documenti storici che vanno dagli inizi del 1500 fino alla fine del 1700 che trattano anche del latisanese ma non riportano mai la notizia di produzioni vinicole in quel territorio.
Il primo riferimento alla viticoltura nel nostro territorio risale al 1807, quando l'allora podestà di Latisana, Filippo Donati nel suo "Quadro Storico delle vicende politiche commerciali e morali di Latisana e dell'attuale suo stato fisico" scriveva che "i vini sono al di sotto della mediocrità" ma che grazie a nuove colture e tecniche stavano migliorando.

16 anni dopo in un catalogo delle varietà delle viti del Regno Veneto compaiono nell'elenco 3 neri da botte del territorio latisanese (cavrara, Colombite e Sora) ma sempre nessuna traccia di "Vendrameno".

30 anni più tardi in un altro documento si legge che "Fu unicamente per merito del Bottari che il vino di Latisana, per lo passato in nessuna riputazione e di qualità tale che quasi sempre inacetiva nei mesi di giugno e di luglio, venisse migliorato."

L'agronomo Giovanni Bottari (Chioggia, Venezia 1758 - Latisana 1814) introdusse infatti vitigni più adatti al suolo e al clima della Bassa friulana, migliorò i metodi di piantagione, potatura, vendemmia e vinificazione e promosse l'accoppiamento della coltura delle viti ai gelsi.
Il suo lavoro e le sue idee furono poi riprese dal facoltoso possidente Gaspare Luigi Gaspari (1772-1854) e già nel catalogo della Mostra delle Uve di Udine del 1863 comparirono un discreto numero di uve coltivate nella zona di Latisana, ma nessuna "Vendrameno".

Da quel momento la produzione vinicola del nostro territorio aumentò sempre in quantità, varietà e qualità tanto che oggi la scelta fra i bianchi Doc Latisana (Chardonnay, Malvasia Istriana, Pinot Bianco, Pinot Grigio, Riesling Renano, Sauvignon, Tocai Friulano, Traminer Aromatico e Verduzzo Friulano) e i rossi Doc Latisana (Cabernet, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Franconia, Merlot, Pinot Nero e Refosco dal Peduncolo Rosso) è piuttosto vasta.

Il professor Galasso conclude il suo articolo, senza escludere che possa essere esistito in Veneto un "Vino Vendrameno", ma poichè  in base ai documenti storici studiati non era stato certamente il nome del vino di Latisana, esso potrebbe essere chiamato "Vino Bottariano" in omaggio al lavoro del Bottari. Chissà se a qualche viticoltore locale piacerà questa idea ...
 
mercoledì 23 agosto
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