Storia di Latisana

Probabilmente per la necessità di guadare in questo punto il fiume Tagliamento (l’antico “Tiliaventum”, fiume dei tigli, già temuto in antichità tanto da ricevere l’appellativo di "ferox et rapax)", sicuramente per la sua posizione di crocevia dei traffici da e verso il Noricum (provincia romana che comprendeva l'attuale Austria centrale, parte della Baviera, la Slovenia settentrionale e parte dell'arco alpino) e da e verso la Pannonia (provincia romana che comprendeva la parte occidentale dell'attuale Ungheria, parte dell’Austria, la parte settentrionale della Croazia e parte della Slovenia) Latisana fu, sin da epoche remote, insediamento umano e centro di servizi e commerci.

E’ infatti ormai certo grazie ai ritrovamenti archeologici fatti nel corso degli anni (i più recenti sono quelli rinvenuti durante la costruzione del nuovo casello), che la zona di Latisana fu abitata e frequentata in epoca Romana e quasi sicuramente anche in epoche precedenti (si pensi ai vicini importanti insediamenti del periodo neolitico ritrovati a Piancada (in Comune di Palazzolo dello Stella) e nel comune di Muzzana del Turgnano.

L’origine romana di Latisana sembra confermata anche da un diario del tempo, l'Itinerarium Burdigalense, redatto nel 333 da un pellegrino d'Aquitania che vi annottò, durante il suo viaggio fino a Gerusalemme, le varie località incontrate e le relative distanze in miglia romane.
Lungo l'antica Via Annia, che collegava Adria ad Aquileia passando per Iulia Concordia (l’attuale Concordia Sagittaria), a 9 miglia (13,28 km) da quest’ultima, egli segnò la mutatio (una specie di “stazioni di servizio” del tempo per il cambio di veicoli ed animali, che si trovavano a intervalli di 12-18 miglia una dall’altra, dove si potevano comprare i servizi di carrettieri, maniscalchi e di equarii medici, cioè veterinari specializzati nella cura dei cavalli) che segnò con il nome di Apicilia.
Studiando l'attuale carta geografica, tale luogo si trova più o meno alla fine di via Trieste, nelle vicinanze della località detta "Crosere" dove ora sorge la torre dell'acquedotto. Durante gli scavi per la sua costruzione, furono rinvenuti, a conferma di questa ipotesi, alcuni reperti di quell’epoca tra i quali una piccola brocca contenente ceneri, alcune tessere di mosaico e frammenti di anfore.

La prima citazione del nome della città in un documento ufficiale, risale al 17 luglio 1072, giorno di consacrazione della chiesa dell'Abbazia Benedettina di Michaelbeuren (Salisburgo), nel quale si cita fra gli illustri personaggi al seguito del Patriarca di Aquileia e del Vescovo di Concordia Dietwino presenti alla cerimonia, un tale "Marcqwart de Lantesana" ovvero il cavaliere Marquardo di Latisana.

Nel Medioevo Latisana era un villaggio circondato da mura con un fossato che prendeva l'acqua dal Tagliamento a monte della Rocca (l’attuale via Rocca) e con un percorso ad arco verso sud riconfluiva nel fiume.
Le porte d'ingresso erano due, una a sud, chiamata di San Zuanne (presso l'attuale Piazza Garibaldi) tramite un ponte levatoio, e una ad est, detta di San Antonio (presso l'attuale piazza Osoppo) tramite un ponte in legno.

Grazie al fiume Tagliamento che la lambisce, essa divenne, sotto la sovranità del patriarca di Aquileia, un importante porto fluviale per il commercio di sale, legname, granaglie, vino, minerali e bestiame, nonché transito di viandanti verso il Nord Europa ed approdo per il mare Adriatico.

Il nome della località riappare infatti, in un documento datato 3 ottobre 1102 dove si parla dei beni posseduti a "Latisana" da Matilde di Bukardo di Mosburg e più tardi ancora una volta in un documento del 27 ottobre 1226 nel quale il conte di Gorizia Mainardo il Vecchio cede al Patriarca di Aquileia Bertoldo i diritti e le rendite sul porto.

Più volte nei documenti di quel tempo Latisana è menzionata con l’appellativo di Civitas a testimonianza dell’importanza che il centro andava assumendo.
Interessanti sono anche la citazione dello “staio a misura di Latisana” e soprattutto, durante il patriarcato di Pellegrino II (sotto il quale si ristabilì la pace tra il patriarca ed i conti di Gorizia) la coniazione del “denaro scodellato”, moneta d’argento di cui restano pochi esemplari recanti i simboli comitali goriziani e la dicitura “Porto Tisana”.

Nel XIII secolo Portus Latisanae fece atto di libera dedizione ai Conti di Gorizia, che tennero questo loro feudo per circa un secolo.

Latisana non fece mai parte del Parlamento della Patria del Friuli, assumendo un’importanza sempre maggiore all’interno della contea goriziana, tanto che a partire dal XIV secolo ci fu la presenza stabile di un Capitano in rappresentanza dei Conti in luogo del Gastaldo.

Del 1245 è lo Statuto della Terra e del Porto di Latisana convenuto tra la comunità latisanese ed il Conte di Gorizia contenente disposizioni civili, penali e finanziarie.

In un documento ritrovato nella canonica di San Paolo di Morsano al Tagliamento si racconta della fuga in barca di Papa Gregorio XII, da Cividale verso la Puglia, transitando per Porto della Tisana, il 6 settembre 1409.

Latisana divenne Pieve autonoma fin dal sec. XII per poi elevarsi al rango abbaziale durante il papato di Alessandro VI (nel 1655), grazie alle numerose chiese ed ai tre conventi presenti sul suo territorio.

Fu ceduta dai Conti di Gorizia alla famiglia patrizia veneziana dei Vendramin (esiste tuttora una via del centro a loro intitolata) i quali ne svilupparono l’agricoltura e crearono un importante allevamento equino, e da questi ad un consorzio di nobili famiglie di Venezia fra i quali i Barbarigo ed i Mocenigo che suddivisero la territorialità in 24 carature.

Il 28 agosto del 1430 passò ufficialmente sotto il controllo della Repubblica di Venezia.

Nel XVI secolo il centro politico-amministrativo si trasferì nel Palazzo Vendramin appena costruito (distrutto nella II guerra mondiale, ora Palazzo Trevisan) e la sicurezza politica resa dalla Serenissima portò al progressivo decadimento della Rocca e del complesso murario difensivo non più necessario.

Su un acquerello settecentesco del Banchieri che simula una veduta aerea della città si possono notare alcuni edifici ora scomparsi come la Chiesa di Santa Croce (in mezzo all'attuale Piazza Indipendenza, la più antica) che in una teca argentea conservava una reliquia della Croce.
Il Tagliamento non aveva argini e si trovava un po’ più ad ovest dell'attuale corso. Vi è rappresentata una via (forse l’attuale via del Battello) che dalla Chiesa di Santa Croce conduceva alla Piazzetta, una seconda che dall'attuale Piazza Garibaldi arrivava alle rive del fiume ed una terza che partendo dall'attuale Piazza Duomo formando una specie di semicerchio si ricongiungeva all'attuale via Sottopovolo, perimetrando il Borgo del Passo, punto di attraversamento tramite zattera del fiume.

L’attuale nucleo abitato è il risultato della "fusione" di due borghi prospicienti il fiume Tagliamento: Tisana e Sottopovolo (sub-populi, cioè sotto il pioppo) che sino alla fine del 1700 era un Comune indipendente da Latisana.
Esiste tuttora una centralissima strada del centro, chiamata via Sottopovolo

Con la decadenza della Serenissima anche il porto di Latisana perse la sua importanza sia economica che strategica, ma soprattutto funzionale dovuta al fiume stesso, che perse gran parte della navigabilità a causa delle continue piene che lo insabbiavano e così la città decadde dal suo ruolo commerciale per passare ad un economia prettamente agricola che è anche la caratteristica attuale della zona.

Con la vittoria della battaglia del Tagliamento da parte delle truppe napoleoniche contro quelle austriache il 16 marzo 1797, si chiuse un'epoca storica che aveva visto per diversi secoli l'appartenenza di Latisana e del Friuli alla Repubblica di Venezia.

La sua fine venne decretata da Napoleone il 3 maggio 1797 e nello stesso giorno il gen. Collet abolì le antiche giurisdizioni feudali ed istituì le Municipalità locali.

Napoleone Bonaparte rimase in Friuli giusto il tempo necessario per le trattative e la firma del trattato di Campoformido del 17 ottobre 1797 che sanciva la cessione del Friuli agli Austriaci.

In questo periodo (marzo-ottobre 1797), chiamato dagli storici periodo democratico (in quanto Napoleone si presentò come portatore della libertà ed uguaglianza conquistati in Francia con la rivoluzione del 1789), il Friuli posto alla sinistra del Tagliamento (esclusa la Carnia) venne diviso in undici distretti.
Del quinto distretto facevano parte: La-Tisana (Capo Luoco), Bevazzana, Canuzzo, Chiarmazzis, Cornazzai, Dolinza (località tra Latisana ed il Gorgo), Fraforeano, Gorgo, La-Tisanotta, La-Volta, Leonischis, Madrisio, Marano, Marianis, Muzzana, Palazzolo, Piancada, Pertegada, Picchi, Pineda, Pocenia, Rivignano, Ronchis, Rovoredo, Sella, Sterpo del Moro.

A seguito del citato trattato di pace, gli Austriaci ebbero il controllo su tutto il Friuli e nel 1798 il Cesareo Regio Commissario di Padova ripristinò il Magnifico General Parlamento della Patria del Friuli con le prerogative che aveva nel 1796 e le giurisdizioni feudali.

Nel novembre del 1805, dopo che l'Austria fu costretta da Napoleone a cedergli i suoi possedimenti italiani, fu istituito il Provisorio Central Governo del Friuli il quale provvide a ripartire provvisoriamente la Provincia del Friuli in 13 distretti.

In precedenza Napoleone, con un decreto datato 8 giugno 1805, aveva stabilito come doveva essere diviso amministrativamente il Regno d'Italia: Dipartimenti, Distretti, Cantoni, e Comuni (questi ultimi corrispondenti agli antichi comuni rustici).

Nel distretto di Latisana erano comprese le Ville di Bevazzana, Biancada, Bolzan, Bugnins, Campomolle, Canusso, Cesarol, Chiarmazzis, Driolassa, Farforeano, Gorgo di qua, e di là, Latisanotta, La volta, Lugugnana, Madrisio, Malafesta, Marionis, Mulinato, Pallazzolo, Perarat Persenico, Pertegada, Pescarola, Pichi, Pineda, Pocenia, Precenicco, Rivarotta, Ronchis, S. Giorgio e S. Mauro.

Nel dicembre del 1807 venne istituito il dipartimento di Passariano, il quale comprendeva i distretti di Tolmezzo, Gradisca, Cividale e Udine del quale Latisana faceva parte.

A quel tempo nel Cantone di Latisana erano compresi i Comuni di Bolzano, Canussio, Cesarolo, Chiarmacis, Fraforeano, Latisanotta, Lugugnana, Madrisio, Mussons, Palazzolo, Piancada, Pocenia, Ronchis S. Filippo, S. Giorgio, S. Mauro, S. Michele, Teor e Villanova.

Con il ritorno dell'Austria nel 1815, e l'istituzione del Regno Lombardo-Veneto si stabilisce che ogni Governo si divide in province, ogni provincia in distretto, ed i distretti in comuni ponendo Latisana alle dipendenze di Udine come è tuttora.

Il Risorgimento la vide protagonista con 87 concittadini che dal 1848 parteciparono alle varie guerre d'indipendenza (un cippo con i loro nomi li commemora in piazza Indipendenza). Coriolano Gnesutta e Paolo Scarpa facevano parte dei Mille garibaldini che partirono da Quarto.

Nel 1866 venne annessa al Regno d’Italia.

L'11 novembre 1873 fu inaugurato il ponte che univa stabilmente Latisana al resto d'Italia, composto da 13 campate in legno, 170 metri di lunghezza, alto 10 m sul livello del fiume.

Il 31 dicembre 1888 entrò in funzione la linea ferroviaria con un ponte in ferro a tre arcate parallelo al precedente.

Nel 1908 avvenne il primo allacciamento telefonico pubblico sulla linea Venezia-Udine.

Il 23 marzo 1912 fu inaugurato il nuovo ospedale su progetto dell'ing. Emilio Speroni (milanese) e la direzione medica fu affidata al Dottor Mario Ferretti (bolognese).

Per quanto riguarda lo spettacolo fu inaugurato nel 1908 il primo cinema "Stella" in un ambiente sito nell'attuale piazza Indipendenza.

Le Scuole Elementari con la loro elegante architettura e gli ampi finestroni ad arco furono inaugurate nell'ottobre del 1912.

Nello stesso anno fu invece inaugurato anche il primo teatro (Sala Gobbato) decorato dallo scultore latisanese Francesco Ellero.

Le due Grandi Guerre del novecento videro purtroppo Latisana protagonista data la sua posizione geografica e strategica.

Durante il primo conflitto mondiale (1915 - 1918) fu teatro di tragici avvenimenti, di cui resta traccia nell’episodio della distruzione del ponte sul Tagliamento, descritto nel celebre libro di Ernest Hemingway "Addio alle armi".

Fu però soprattutto la II guerra mondiale (1939 - 1945) che la coinvolse in modo disastroso. I quasi quotidiani bombardamenti degli aerei anglo-americani provenienti dai campi dell’Italia meridionale durante l’inverno 1943-44, e quelli fra il 14 maggio 1944 e il primo maggio 1945, intesi a colpire i due ponti sul Tagliamento su cui passavano le comunicazioni ferroviarie e stradali, polverizzarono la vicina San Michele e devastarono Latisana.
Essa subì una distruzione pari al 75% delle opere edilizie ed il sacrificio di 84 civili durante il tragico bombardamento a tappeto del venerdì 19 maggio 1944 alle ore 10,30 ( i ponti in quell’occasione furono mancati).
La città fu nominata "Città mutilata di guerra" a causa dei danni subiti.

Finita la guerra cominciò subito la ricostruzione, ma due nuove grandi tragedie colpirono il paese.
Il fiume Tagliamento esondò infatti il 2 settembre 1965. Fu un evento imprevisto e solo le campane a martello fatte suonare all’ultimo momento dal parroco, mons. Del Fabbro, fecero sgombrare la popolazione. I danni furono pesanti: 10 miliardi di lire dell’epoca, undici le vittime fra cui anche turisti di passaggio.
La tragedia si ripeté una seconda volta il 4 novembre 1966.

Oggi Latisana conta quasi 12.000 abitanti suddivisi tra il capoluogo e le frazioni di Latisanotta (a nord), Gorgo, Pertegada e Bevazzana (a sud).
La sua collocazione geografica, ai confini del Veneto, con la spiaggia di Bibione ad est e quella di Lignano Sabbiadoro a sud ne fanno il maggior centro commerciale dalla Bassa Friulana.
Negli "anni 80" ha ritrovato vita anche la sua vocazione turistico-nautica con la costruzione dell’importante insediamento di Aprilia Marittima ed i suoi 2.200 posti-barca che ne fanno il più importante approdo attrezzato dell’alto Adriatico e d’Europa.

 
venerdì 22 settembre
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